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Un osservatore attento e ricettivo come Santo Galeazzi è un testimone privilegiato delle trasformazioni in atto nel settore edilizio.
Com’è cambiato il mondo delle costruzioni e verso quale scenario stiamo andando?
"Il cambiamento è notevole e avviene velocemente. Un tempo lavoravi sul venduto, costruivi un palazzo e non avevi nemmeno terminato i lavori che già ogni cosa era venduta. Oggi, costruisci e basta. Il problema principale è diventato quello di vendere. Va dunque cercato un corretto equilibrio tra la costruzione del nuovo e la ristrutturazione dell’antico. Inoltre va perseguita la risistemazione delle infrastrutture urbane nell’obiettivo di riqualificare, con garbo e con delicatezza, i centri storici, i quartieri periferici, le aree dismesse."

E qui si palesa un’altra difficoltà di non poco conto. Secondo l’osservatorio del Gruppo Galeazzi, l’edilizia va verso un domani sempre più irto di difficoltà: scompare la manodopera specializzata, non ci sono giovani che entrano nel settore, ci si imbatte in manovali riciclati, in gente che sa fare solo del movimento terra...
"Ma dove lo vai a cercare un muratore capace di realizzare uno stucco veneziano a regola d’arte? Per me l’edilizia di oggi, quella diffusa, è impreparata al futuro."

L’inizio è stato un po’ quello di tutti, con attività di livello medio. nell’area bresciana. Poi, sempre a Brescia, si è passati a costruzioni più qualificate: si seguiva il mercato, niente di più, e sorgevano quartieri residenziali, per esempio nella zona attorno a via Veneto e a Mompiano. Grandi opportunità di crescita sono arrivate dal lago di Garda, a Manerba, o sulle coste della Sardegna, a Porto Rotondo. La storia del Gruppo Galeazzi, salvo alcune prestigiose eccezioni, è comunque una storia radicata in terra bresciana. Ci riferiamo agli scavi per la posa dei tubi del teleriscaldamento, alla
discarica di Montichiari, agli innumerevoli capannoni industriali, al Centro Elaborazione Dati ASM, al recente termoutilizzatore. Ed è anche una storia che nel suo sviluppo non può prescindere dai primi centri commerciali (Redona, Flaminia), per arrivare poi ai grandi complessi come Il Triangolo a Mazzano e Le Rondinelle a Roncadelle, nonchè a raffinate residenze come quella nel verde di Cellatica, o come La Quiete a Brescia e Il Borgo a Paderno Franciacorta.

E per il futuro?
"In generale, penso che qui in Italia il lavoro di noi costruttori si legherà particolarmente al compito di salvare le città, ricreando le condizioni, urbanistiche ed edilizie, affinchè possano di nuovo offrire un habitat adeguato, funzionale e sano per le esigenze di socialità, dotandole di spazi integrati ricavati soprattutto dal riuso di vecchi edifici adeguatamente ristrutturati."

Quello di costruire è dunque il destino di Santo Galeazzi. E allora ci si porta sempre dentro qualcosa che non si riesce del tutto a esprimere, un sentimento profondo, forse un sogno di bellezza e armonia...
"È un lavoro difficile, il nostro. Ma è anche un lavoro bellissimo, di grande soddisfazione. Sapere che hai dato vita a qualcosa che è lì, che vedi... Io vado ad ammirare anche dopo tanti anni le mie costruzioni e mi dico bravo se le trovo ancora belle, integrate nell’ambiente. Mi ci identifico e un po’ mi commuovo. So che hanno dentro una parte significativa della mia vita, che nel costruirle ho messo non soltanto la testa, ma anche il cuore. Da sempre mi piace recarmi sul cantiere, specie la mattina presto. Così riesco ad avere il polso di un lavoro, posso davvero sentire ciò che sto realizzando. Come un regista alle prese con un suo film."

Qual è il segreto di un grande costruttore?
"Capire le persone. E saperle mettere al posto giusto: metà dell’opera sta tutta qui. Lo ripeto sempre ai miei collaboratori, se uno ha volontà, attenzione e qualità riesce in ogni impresa, anche ritenuta impossibile. Ci metterà magari più tempo, ma riuscirà.
E avrà per limite il cielo."


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